L’attuale momento
economico generale, la contrazione dei trasferimenti che da anni
gli Enti Locali stanno subendo, in contrapposizione con
l’aumento della domanda di servizi di assistenza delle famiglie
alle prese con salari, stipendi e pensioni del tutto
insufficienti, rendono il governo del territorio un’impresa
improba.
Sempre più spesso i
Sindaci sono costretti ad evidenziare che il Governo centrale
continua a scaricare sui Comuni le contraddizioni invece di
considerare gli Enti Locali una forza fondamentale per
affrontare le difficoltà del Paese.
Non sono
sostenibili decisioni come il taglio dell’ICI sulla prima casa,
che era l’unico tributo fondato sul principio di autonomia
tributaria per i Comuni, con il bel risultato di dover dire no
a chi ha un bisogno reale da soddisfare e vedere invece chi è
proprietario di ville, o appartamenti di lusso esentato dal dare
al proprio Comune l’unico contributo economico utilizzato per
servizi al territorio. O di vedere sbandierata, come una grande
azione solidale, la social card per anziani, salvo poi
registrare che il fondo unico per le politiche sociali è stato
tagliato di 300 milioni di euro, che significa meno contributi
ai Comuni per assistenza agli anziani, a persone portatori di
handicap, meno soldi per l’infanzia ecc..
Assieme ad altri
450 Sindaci del Veneto di tutti i colori politici, (tranne
quelli della Lega ma solo per direttive nazionali di partito in
realtà singolarmente condividono le istanze), siamo scesi a Roma
per dire che una parte delle risorse devono rimanere nel
territorio dove sono state prodotte (compartecipazione 20%
Irpef), che devono essere riviste le norme che regolano le
possibilità di spesa dei Comuni, è assurdo che si impedisca di
investire a chi può farlo.
Contestualmente
riteniamo sia indispensabile un serio monitoraggio per quei
comuni perennemente in crisi finanziaria, i casi di Taranto e
Catania non sono che gli ultimi in ordine di tempo, qui si
onestamente sarebbe necessario andare a vedere la
professionalità e la capacità amministrativa di questi Enti.
Siamo convinti che
passare dalla spesa storica ai costi standard, definire i
livelli essenziali delle prestazioni nella sanità,
nell’assistenza, nell’istruzione comporterà per Regioni,
Provincie e Comuni, il passare da un’azione rivendicativa ad un’
azione che guarda dentro la spesa, alla sua qualità,
all’organizzazione dei servizi;
Oggi gli
amministratori hanno perso l’autonomia finanziaria del proprio
Comune, oggi si deve fare i conti con tutti i provvedimenti
estemporanei varati negli ultimi anni con le leggi finanziarie,
oggi non esiste più un quadro di certezze su cui misurare la
propria capacità per essere poi valutati e giudicati.
Avere norme chiare
e durature, poter disporre di risorse proprie, sarà un primo
punto per rilanciare l’innovazione nella gestione degli Enti
Locali e sperimentare nuove forme di organizzazione dei servizi.
Io come Sindaco
vorrei impiegare il mio tempo per fare patti trasparenti con i
miei cittadini sulle risorse necessarie per fare le cose che
si condividano, per dimostrare che il denaro che i cittadini
affidano all’Amministrazione Comunale viene utilizzato bene, per
rendere conto alla cittadinanza dei risultati raggiunti.
E’ così che può
tornare la fiducia nelle istituzioni, e riprendere lo sviluppo e
il rinnovamento dell’Italia.
Alessandro Quaresimin